Lectio Magistralis del Prefetto Gabrielli all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università della Calabria

Un gruppo di Volontari dell’Associazione Arcobaleno Pro Civitate SNA ha partecipato oggi alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2014/2015 dell’Università della Calabria.
A tenere la lectio magistralis “La società dei rischi e delle emergenze. Riflessioni sulla protezione civile in Calabria” è stato il Prefetto Franco Gabrielli, Capo del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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Gabrielli si è rivolto ai Rettori, ai Docenti, agli studenti e ai volontari presenti con un discorso inusuale quanto profondamente illuminante sulla situazione dei rischi e sulla gestione del sistema di protezione civile in Calabria, non soffermandosi su un mero elenco di numeri e constatazione delle condizioni esistenti, ma riflettendo sulle difficoltà palesi nelle quali versano i territori e sulla necessità di migliorare la gestione delle emergenze. “Ho parlato di approcci nuovi, multidisciplinari, che aiutino a portare la Protezione Civile oltre il limite delle risposte puramente tecniche e che, allo stesso tempo, siano in grado di costruire su nuove basi la collaborazione tra chi governa il territorio e chi si occupa di protezione civile”.

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Gabrielli non ha regalato risposte ai numerosi interrogativi che ogni giorno volontari e funzionari di protezione civile in Calabria si pongono, ha invece mosso un appello a quanti, in diversi modi, si occupano di questi temi: ” Anche per questo sono venuto qui, dove vive uno dei malati ambientali cronici più gravi d’Italia, la vostra regione, a chiedere aiuto, a chieder l’aiuto del malato grave e di chi lo conosce meglio di ogni altro, come la vostra Università, con la stessa speranza con cui si cerca insieme al sopravvissuto, allo scampato, a chi è ancora vivo dopo l’epidemia il segreto del suo sopravvivere e vivere, per cercare l’antidoto e il vaccino, per cercare la mappa dei percorsi che permettano di evadere dalla giungla delle catastrofi incombenti e ritrovare sentieri più facili da camminare.”

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